In tanti anni di lavoro come educatore cinofilo, ho imparato che la convivenza tra cani è un equilibrio delicato, fatto di personalità, storia e, soprattutto, comunicazione. Spesso, le situazioni più complesse emergono non per “cattiveria” intrinseca di un cane, ma per un’incomprensione di fondo tra tutti gli attori coinvolti: i cani stessi e, crucialmente, i loro umani.
Oggi voglio raccontarvi un caso recente che ha messo in luce proprio questo aspetto, offrendo spunti preziosi per chiunque si trovi a gestire un gruppo di cani, specialmente in presenza di tensioni.
Il Contesto: Tensione e Spazio Mal Compreso
Sono stato chiamato da una famiglia che viveva in una casa spaziosa, con un grande giardino. Il sogno di molti, vero? Ma per loro era diventato un campo di battaglia. I protagonisti erano tre maschi di taglia media, tutti giovani e pieni di energia.
All’apparenza, sembrava tutto perfetto: tanto spazio per sfogarsi, giocare, correre. Il problema, però, non era la mancanza di metri quadri, ma la mancanza di “spazio mentale” e di chiarezza comunicativa.
Due dei cani avevano sviluppato un’aggressività reciproca preoccupante, arrivando a mordersi in modo serio. Il terzo cane, che chiamerò “l’arbitro”, interveniva costantemente, interponendosi con irruenza per separarli. Era come un vigile del traffico che cerca di gestire un incrocio senza semafori né regole chiare.
L’Errore di Prospettiva Umana: Quando l’Intento è Costruttivo ma Incompreso
Qui entra in gioco il nodo cruciale della storia. I proprietari, osservando la situazione, tendevano a identificare “l’arbitro” come il problema. Ai loro occhi, era il più aggressivo, quello che scatenava o alimentava la rissa. Per questo, era lui che veniva sgridato più spesso, rimproverato per la sua foga.
Questa era una lettura profondamente sbagliata della situazione.
Il cane “arbitro” non era aggressivo per indole o per volontà di prevaricazione. Al contrario, stava cercando di fare il lavoro che, inconsciamente, gli umani non riuscivano a svolgere: ristabilire un ordine, una gerarchia, una gestione della tensione all’interno del gruppo. Lui percepiva il caos, il pericolo e sentiva la necessità di intervenire per la sicurezza di tutti, inclusi gli altri due cani che si stavano facendo del male. La sua foga era la manifestazione di uno stress accumulato e di una responsabilità che sentiva gravare sulle sue spalle.
Sgridarlo, purtroppo, non solo non risolveva il problema, ma lo aggravava. Confondeva il cane, minava la sua fiducia nei proprietari e, di fatto, gli toglieva la possibilità di comunicare il suo disagio e il suo tentativo di mediazione. La sua azione, inizialmente costruttiva, diventava frustrante e senza via d’uscita, rendendo la situazione ancora più esplosiva.
La Soluzione: Ricostruire l’Equilibrio dalla Base
Quando ho iniziato a lavorare con loro, era chiaro che non potevamo limitarci a “punire” l’aggressività. Dovevamo andare molto più a fondo. Il nostro approccio si è basato su alcuni pilastri fondamentali:
- Individuare le Personalità e i Ruoli Gerarchici: Ogni cane ha la sua personalità e il suo posto nel gruppo. Non si tratta di una “gerarchia di dominio” in senso stretto, ma di ruoli funzionali. Abbiamo analizzato attentamente le interazioni, le motivazioni e i temperamenti di ciascuno per capire chi era l’insicuro, chi il leader naturale (spesso incompreso), e chi il mediatore fallito. Era fondamentale dare voce e dignità a ogni individuo, riconoscendo i suoi bisogni e le sue inclinazioni.
- Comunicazione Efficiente ed Efficace: Dalla Padronanza alla Persuasione: Abbiamo smesso di concentrarci sui “correttivi” e abbiamo iniziato a costruire una comunicazione basata sulla chiarezza, sulla coerenza e, soprattutto, sulla persuasione. I proprietari hanno imparato a leggere i segnali dei cani, a intervenire prima che la tensione degenerasse, e a comunicare le proprie aspettative in modo calmo e deciso, ma mai coercitivo. Il concetto è: “Ti chiedo questo perché è un bene per tutti, non perché ti costringo”.
- Sfogo dei Bisogni e Ricerca dell’Equilibrio: Ogni cane ha bisogni specifici: masticazione, esplorazione, gioco, interazione sociale, riposo. Spesso l’aggressività nasce da frustrazione per bisogni insoddisfatti. Abbiamo introdotto routine e attività specifiche per ogni cane, permettendo loro di sfogare le proprie energie e pulsioni in modo appropriato. Quando i bisogni primari sono soddisfatti, la mente è più serena e più propensa alla collaborazione.
- Divisione degli Spazi e il Concetto di Condivisione: Inizialmente, abbiamo diviso temporaneamente gli spazi, assegnando a ciascun cane il suo “porto sicuro”. Questo ha ridotto la pressione e dato a tutti un senso di prevedibilità. Successivamente, abbiamo introdotto un programma graduale per insegnare il concetto e il vantaggio della condivisione. Non si trattava di “forzarli” a stare insieme, ma di creare esperienze positive di vicinanza, in cui la presenza degli altri era associata a qualcosa di piacevole e gratificante.
- Tecniche Strategiche e il “Paradosso” Comportamentale: In alcuni casi, abbiamo usato approcci apparentemente “paradossali”. Ad esempio, abbiamo aiutato i cani, presi singolarmente, a esternare le loro “aggressività” in contesti controllati e sicuri. Questo non significava incoraggiare la lotta, ma permettere loro di esprimere le proprie tensioni in modo guidato, per poi reindirizzare questa energia in comportamenti più funzionali. È un po’ come insegnare a un bambino irruento a incanalare la sua energia nello sport invece che nella rissa. Questo ha permesso ai proprietari di conoscere più a fondo le motivazioni dei loro cani e di costruire una collaborazione più profonda.
La Lezione Più Grande: Conoscere per Capire
Il risultato di questo lavoro è stato un cambiamento radicale nell’ambiente domestico. Le liti sono scomparse, e il cane “arbitro” ha potuto finalmente rilassarsi, non sentendosi più in dovere di gestire una situazione più grande di lui. I proprietari hanno sviluppato una maggiore consapevolezza, imparando a leggere i segnali dei loro cani e a intervenire con strumenti più efficaci.
Questo caso mi ricorda sempre una verità fondamentale dell’educazione cinofila: il segreto non è imporre la padronanza, ma sviluppare la conoscenza. Conoscere le personalità dei nostri cani, comprendere i loro bisogni e imparare a comunicare nel loro linguaggio è l’unico modo per costruire una relazione basata sul rispetto reciproco e sull’equilibrio.
Se la vostra casa è diventata un campo di battaglia o se il vostro “arbitro” a quattro zampe è stressato, forse è il momento di rimettere in discussione le vostre prospettive e cercare una nuova via. L’equilibrio è possibile, e inizia sempre dalla comprensione.
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