Educatore vs Addestratore: la guida definitiva per proprietari consapevoli

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Introduzione: Il dubbio che non ti hanno mai instillato

Hai appena preso un cane, o forse ne hai uno che ti sta rendendo la vita un po’ “movimentata”. Cosa fai? Apri Google e scrivi: “addestratore cinofilo”. È naturale, lo fanno tutti. Ma ti sei mai chiesto perché stiamo usando un termine che appartiene al mondo del circo o dell’esercito per parlare di un membro della tua famiglia?

La domanda non è chi sia il più bravo tra un educatore e un addestratore. La domanda è: cosa vuoi ottenere davvero dal tuo cane? Una macchina che esegue un ordine o un compagno che capisce la tua vita?

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1. Il comando risolve il problema o lo nasconde?

Immagina che il tuo cane tiri al guinzaglio come un forsennato. L’addestratore ti dirà: “Dagli un comando, obbligalo a stare al piede, usa lo strumento X”. E forse il cane smetterà di tirare. Ma ecco la domanda maliziosa: perché il tuo cane stava tirando?

  • Era ansioso?
  • Voleva proteggerti?
  • Non sopportava l’odore di quel quartiere?
  • O semplicemente non ha alcuna connessione con te durante la passeggiata?

Se addestri il cane a stare “al piede” senza capire l’emozione che lo spinge a tirare, hai curato il sintomo, non la malattia. È come prendere un antidolorifico per un braccio rotto senza mettere il gesso: non senti il dolore, ma l’osso sta guarendo male. Sei sicuro che un “Seduto!” valga quanto la serenità mentale del tuo cane?

2. Chi sta imparando davvero: il cane o tu?

Qui entriamo nel vivo della strategia. L’addestramento classico si focalizza sul cane. Il professionista prende il cane, lo “lavora” (termine agghiacciante, se ci pensi), e te lo restituisce “programmato”.

Ma quando torni a casa e sei solo con lui, cosa succede? Perché con l’addestratore il cane era un soldato e con te torna a essere un ribelle? Forse perché il cane ha capito come evitare una correzione con l’esperto, ma non ha mai imparato come comunicare con te.

L’educatore cinofilo non lavora “sul” cane, lavora “sulla” relazione. Ti sei mai chiesto se il problema del tuo cane non sia la mancanza di disciplina, ma la tua incapacità di leggere i suoi segnali? Sei pronto a metterti in discussione o preferisci delegare la responsabilità a un telecomando o a un bocconcino?

3. La trappola della “Performance”

Siamo nell’era dei video sui social: cani che fanno lo slalom tra le gambe, che portano la birra dal frigo, che restano immobili mentre passa un gatto. Bellissimo. Ma quando la telecamera si spegne, quel cane è felice?

L’addestramento punta alla performance. L’educazione punta alla competenza.

  • Un cane addestrato sa restare fermo perché ha paura della conseguenza o perché aspetta un premio.
  • Un cane educato resta fermo perché si fida della tua scelta in quel momento.

Ti interessa avere un cane che faccia i “trick” per stupire gli amici a cena, o un cane che tu possa portare in un bar affollato sapendo che lui si sente al sicuro al tuo fianco, senza bisogno di dire una parola?

4. Il fattore “Online”: pigrizia o evoluzione?

Qualcuno dirà: “Ma come si fa a educare un cane online? Serve il campo, serve il contatto!”. Facciamo un’altra domanda strategica: dove vive il tuo cane? Vive su un campo di addestramento recintato con l’erba tagliata fine, o vive nel tuo salotto, nel tuo quartiere, nei tuoi spazi quotidiani?

L’educatore online (quello serio) non guarda il cane che salta un ostacolo. Guarda te, nel tuo ambiente, mentre interagisci con lui. Ti insegna a vedere ciò che prima ignoravi. Se impari a capire il tuo cane nel suo ambiente reale, hai bisogno di un tizio che fischia su un campo polveroso a 30 km da casa tua?

Conclusione: La scelta è tua (e del tuo cane)

Non c’è nulla di male nel voler addestrare un cane se il tuo obiettivo è la competizione sportiva. Ma se il tuo obiettivo è la vita quotidiana, la comprensione reciproca e il benessere emotivo, allora devi chiederti se un “sergente” sia davvero la figura che serve a un essere senziente che vive sul tuo divano.

Essere un proprietario consapevole significa smettere di chiedere al cane: “Perché non mi ubbidisci?” e iniziare a chiedersi: “Perché non mi capisce?”.

Quindi, la prossima volta che cerchi un addestratore, fermati un secondo. Chiediti: vuoi un robot che esegue o un amico che sceglie di stare con te?

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